LA RESILIENZA: costrutto multidimensionale e processo dinamico

 

L’uomo che si alza è ancora più forte di quello che non è mai caduto. (Viktor E. Frankl )

Definizione di Resilienza

Etimologia: resilienza deriva dal latino “resalio”, iterativo di salio, che significa saltare indietro, rimbalzare. Verbo che si associa ad un’immagine precisa: saltare su una barca capovolta dal mare alla ricerca della salvezza.

Il termine Resilienza viene utilizzato nel mondo della metallurgia per indicare la capacità di alcuni metalli di  riacquistare la propria forma dopo essere stati sottoposti a deformazione. Il contrario della Resilienza è la fragilità che caratterizza materiali dotati di carico di elasticità molto vicino alla rottura. Resilienza non è sinonimo di resistenza: il materiale resiliente non si oppone o contrasta l’urto finchè non si spezza, ma lo ammortizza e lo assorbe, in virtù delle proprietà elastiche della propria struttura.

Traslato nel mondo della psicologia, il termine sta ad indicare la capacità di una persona di resistere alle difficoltà della vita senza farsi travolgere, ma di uscirne rinforzata.

La definizione di Resilienza data dalla American Psychological Association è “il processo di buon adattamento di fronte alle avversità, ai traumi, alle tragedie, alle minacce o anche a fonti significative di minaccia (APA, 2010).

La Resilienza (Redazione Consulenza Linguistica, Accademia della Crusca, 2014) assume un valore simbolico di forte spessore in un periodo in cui l’accesso interpretativo più frequente alla condizione economica, politica, ecologica mondiale è fornito da un’altra parola “crisi”: lo spirito di resilienza rappresenta la capacità di sopravvivere al trauma senza soccombere e anzi di reagire ad esso con spirito di adattamento, ironia ed elasticità mentale.

Definita da Stefano Bartezzaghi: la “parola-chiave di un’ epoca”.

La Resilienza: che cos’è?

Nel panorama attuale la Resilienza è oggetto di studio di diverse discipline scientifiche che indagano questo fenomeno da differenti punti di vista. Nell’ ambito delle neuroscienze l’attenzione si è concentrata sulla “funzione plastica del cervello” capace di sostenere il soggetto traumatizzato grazie alla riattivazione funzionale dei circuiti neuronali del benessere (Le Doux, 1996). Nell’ambito della psicologia, della sociologia e della psicopedagogia gli studi mirano alla conoscenza e alla gestione degli eventi traumatici a sostegno dello sviluppo. Nell’ambito della psicopatologia, è considerata come la capacità di evolversi anche in presenza di fattori di rischio. Nell’ ambito psicosociale il concetto è esteso ai gruppi e alle comunità per indicare una condizione che amplifica la coesione dei membri fortificando le risorse vitali di coloro che vi appartengono(Cyrulnik & Malaguti, 2005)

La Resilienza è una componente genetica che nel corso della vita può manifestarsi e sviluppare grazie all’interiorizzazione di legami significativi. Cyrulnik (2001) considera la Resilienza come una trama dove si intrecciano il filo dello sviluppo con il filo affettivo e sociale. Essere resilienti non vuol dire essere “soggetti invulnerabili”, inaccessibili alla sofferenza e alle emozioni. Un individuo resiliente è un individuo comune dotato di più qualità ma che può andare incontro anche a rotture di resilienza e a periodi di depressione. La Resilienza non è una caratteristica presente in tutto l’arco della vita, anche per un individuo resiliente ci possono essere momenti e situazioni molto impegnative da affrontare. Gli individui resilienti hanno trovato in se stessi, nelle relazioni umane, nei contesti di vita, gli elementi e la forza per superare le avversità.

Il concetto di Resilienza psicologica prima sviluppato per i bambini e gli adolescenti, in seguito è stato adattato anche agli adulti.

resilienza

 

La prima e più importante chiave per la Resilienza nei bambini si basa sul dialogo riflessivo (Fonagy , 1994).

Un costrutto multidimensionale che consente di far fronte allo stress e alle avversità mantenendo un normale funzionamento psicologico e fisico. Numerose ricerche hanno dimostrato che è il risultato dell’interazione tra fattori genetici, epigenetici, psicologici , neurochimici e legati allo sviluppo.

La Resilienza e la Vulnerabilità sono collocate agli estremi di un continuum e la risposta ad un evento avverso può andare a collocarsi in un punto qualsiasi di questo continuum. Il tipo di risposta è determinata dall’interazione dinamica tra fattori di rischio (o fattori protettivi) e il processo interattivo.

 

FATTORI DI RISCHIO

I fattori di rischio possono esporre ad una maggiore vulnerabilità agli eventi stressanti con un aumento di probabilità di un adattamento disfunzionale. Si individuano:

  • FATTORI EMOZIONALI: bassa autostima, scarso controllo emozionale
  • FATTORI INTERPERSONALI: isolamento, ritiro sociale
  • FATTORI FAMILIARI: conflitti con le figure parentali, disturbi nella comunicazione
  • FATTORI DI  SVILUPPO: deficit attentivi, disabilità nella lettura, deficit cognitivi.
  • FATTORI DI PROTEZIONE: i fattori di protezione  giocano un ruolo fondamentale nel contrastare gli effetti negativi delle circostanze avverse favorendo un adattamento positivo e potenziano la resilienza. Si individuano:

-FATTORI PERSONALI: grado di autonomia, autoefficacia

-PROBLEM SOLVING: pensiero critico, pensiero creativo

-ABILITA’ SOCIALI: responsabilità, flessibilità, empatia

-PROGETTUALITA’: motivazione, aspirazione formativa, coerenza.

La Resilienza è per l’apparato psichico ciò che il sistema immunitario è per il corpo, e poiché psiche e soma lavorano insieme, i due sistemi si possono potenziare o reprimere a vicenda.

La Resilienza non è una condizione ma un processo: la si costruisce lottando (Vaillant,1993).

Dott.ssa Sandra Martucci, psichiatra, psicoterapeuta

CIFRIC  – sede di Roma