Il diritto di famiglia è una branca del diritto italiano codificata per la prima volta nel 1942.

All’epoca, la famiglia era concepita come fondata sulla totale subordinazione delle donna al marito, con un forte discriminazione giuridica dei figli nati fuori dal matrimonio rispetto ai figli “legittimi” o “naturali.” Il diritto di famiglia si è tuttavia evoluto nel tempo per far fronte ai cambiamenti sociali più recenti e significativi. Si pensi, ad esempio, all’introduzione, nel 1970, della legge sul divorzio, e alla legge Cirinnà del 2016, che disciplina le unioni di persone dello stesso sesso: da allora, il numero di separazioni è andato fortemente crescendo, e i nuclei familiari hanno iniziato ad ampliarsi, complicarsi ed evolversi, tanto da configurarsi come “famiglie allargate”

L’articolo 30 dell’attuale Costituzione Italiana recita:

“è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità”.

Il diritto di famiglia mira dunque a tutelare il diritto ad avere relazioni con i propri familiari (il matrimonio, il rapporto fra i coniugi, fra i genitori e figli, i rapporti patrimoniali nella famiglia…) nel caso in cui sorgano problemi quali inidoneità o conflitti genitoriali o separazioni/divorzi – specialmente quando sono coinvolti minori.

LA CONSULENZA TECNICA D’UFFICIO NEL DIRITTO DI FAMIGLIA

La consulenza tecnica è l’attività di indagine che si svolge quando un giudice, nell’ambito di un procedimento di diritto di famiglia, necessiti di approfondire le dinamiche familiari per adottare i provvedimenti più adeguati alla promozione del benessere psicofisico dei soggetti coinvolti – soprattutto dei figli di coppie in procinto di separarsi.

Tale indagine viene condotta da un consulente tecnico (figura disciplinata all’art. 61 del codice di procedura civile) nominato dal giudice, eventualmente affiancato da altri professionisti con competenze psicologiche e psichiatriche.

La consulenza tecnica non ha fini diagnostici, ma punta a valutare la vita familiare e la capacità genitoriale in modo da individuare le soluzioni di maggiore tutela per i figli (collocazione prevalente, affidamento, regolamentazione degli incontri con il genitore non collocatario…).

Il consulente tecnico può anche fornire indicazioni terapeutiche a sostegno del nucleo familiare, e, nell’ambito del diritto di famiglia, utili ai fini dell’assolvimento dell’incarico.

METODI E STRUMENTI

Il principale strumento di analisi peritale da parte di un consulente tecnico è il colloquio, che può svilupparsi in varie fasi a seconda della specifica situazione da analizzare:

Colloqui congiunti con le parti, per osservare il rapporto, il grado di conflitto e la capacità di dialogo tra gli ex partner;

Colloqui individuali con i genitori, con l’eventuale somministrazione di questionari e test di personalità;

Un’indagine ambientale del contesto fisico e relazionale in cui vive il minore (casa, scuola…); possono qui essere rilevanti colloqui con insegnanti ed educatori, per valutare il livello di socializzazione del minore (ad esempio nei rapporti con i suoi compagni di classe) e l’impatto che su di lui – sul suo rendimento scolastico, sulla sua serenità- hanno avuto il conflitto e la separazione dei genitori;

Colloqui diretti con il minore, volti ad esplorare il suo vissuto, i suoi desideri e le sue necessità in una situazione familiare critica quale l’interruzione del coniugio.

* Il modulo C del Master Cifric in Perizia e Psicologia Giuridica è dedicato proprio all’approfondimento di queste tematiche, e in particolare: diritto di famiglia; consulenza tecnica in materia di separazione; adozione e affidamento; mediazione familiare; strumenti per la valutazione della genitorialità; elementi di diritto canonico.