La Perizia nella giustizia minorile: ruolo dello psicologo forense


L’attività dello psicologo forense (o giuridico) nell’ambito della giustizia minorile è particolarmente delicata e si differenzia in modo significativo dal diritto penale classico.

Infatti, nell’affrontare un caso giudiziario in cui sia coinvolto un minore, lo psicologo forense dovrà valutare, tra gli altri fattori, anche lo sviluppo cognitivo del minore, le sue capacità mnestiche, l’intelligenza emotiva, l’esame di realtà…, considerando l’età e le diverse tappe di sviluppo del soggetto.

Ci si riferisce, ad esempio, stando alla definizione dell’Ordine Nazionale degli Psicologi, “all’assessment e alla diagnosi psicologica, alla valutazione della pericolosità, dell’imputabilità e responsabilità penale di adulti e minori, alla valutazione e quantificazione del danno psichico ed esistenziale, al criminal profiling, alla valutazione di minori e del contesto familiare in casi di pregiudizio, all’assessment di minori autori di reato, alla valutazione dei minori e delle capacità genitoriali in casi di affidamento per separazione o divorzio, alla mediazione e risoluzione dei conflitti, alla valutazione per lo sviluppo di percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo di autori di reato, ecc.”

PERIZIA NELLA GIUSTIZIA MINORILE: INCARICHI E DEONTOLOGIA

In generale, lo psicologo forense svolge come perito, in ambito penale, perizie su nomina del giudice o, in ambito civile, consulenze tecnico-giudiziarie come CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), Consulente Tecnico del Pubblico Ministero (CTPM) o Consulente Tecnico di Parte (CTP) su nomina degli avvocati di parte. Nel suo operare, deve rispettare sia il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, sia alcuni documenti che definiscono le linee guida della psicologia giuridica, tra cui la Carta Noto (1996, 2002, 2011) e le Linee guida deontologiche per Psicologo Forense dell’Associazione Italiana Psicologia Giuridica.

L’attività dello psicologo forense è di tipo esclusivamente valutativo – mai terapeutico: dovrà applicare i metodi della psicologia clinica allo specifico contesto giudiziario minorile, sia come ausilio per l’emissione delle sentenze, sia per tutelare gli interessi dei soggetti coinvolti.

L’atteggiamento da adottare è di tipo “falsificazionista” : ogni possibilità dovrà essere vagliata ed eventualmente confutata razionalmente (anche con il supporto di altre figure professionali, quali criminologi e medici legali), allo scopo di giungere a conclusioni il più possibile oggettive da sottoporre al vaglio del giudice.

PERIZIA NELLA GIUSTIZIA MINORILE: METODOLOGIA

In contesto giuridico, specialmente minorile, i test tradizionali devono essere utilizzati con estrema cautela, e comunque accompagnati da attente valutazioni e osservazioni cliniche: l’obiettivo è valutare – non fare terapia – per fornire a tutte le parti interessate elementi oggettivi utili alla presa della migliore decisione.

La letteratura scientifica ha dimostrato che test proiettivi quali CAT (1957), TAT (1960), Blacky Pictures (1971), Favole della Duss (1957), Rorschach (1981) lasciano ampio spazio all’interpretazione soggettiva dei risultati, e suggerisce di applicare tecniche il più possibile recenti, quantitative e condivise dalla comunità scientifica, tra cui, ad esempio:

BVN (2009), batteria di valutazione neuropsicologica per l’adolescenza;

CBA-Y (Cognitive Behavioural Assessment, 2013), per la valutazione del benessere psicologico in adolescenti e giovani adulti;

CLES (Coddington Life Events Scales, 2009), per la misurazione degli eventi stressanti nei bambini e negli adolescenti;

CUIDA (2010), per la valutazione dei richiedenti l’adozione, gli assistenti, i tutori e i mediatori;

K-SADS-PL (2004), intervista diagnostica per la valutazione dei disturbi psicopatologici in bambini e adolescenti;

MMPI-A (Minnesota Multiphasic Personality Inventory – Adolescent, 2001), utilizzato per l’assessment della personalità

PCL:YV (Hare Psychopathy Checklist: Youth Version, 2013), per la valutazione della psicopatia;

PSI (Parenting Stress Index, 2008), per misurare lo stress presente nella relazione genitore/figlio;

TCS-A (Test sul superamento dei compiti di sviluppo in adolescenza, 2015), sessualità, abilità cognitive e socio-relazionali e identità;

Test Q-PAD (2011), per la valutazione della psicopatologia in adolescenza…per nominarne solo alcuni.

I temi trattati verranno affrontati dettagliatamente nel modulo E del master Cifric in Perizia e Psicologia Clinica