DSA e scuola dell’ Infanzia


DSA e scuola dell’ Infanzia

 

Negli ultimi anni si è posta molta attenzione ai DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), ossia ai disturbi che riguardano la lettura (dislessia), la scrittura nella sua componente costruttiva (disortografia) o esecutiva (disgrafia), la manipolazione dei numeri, l’eecuzione dei calcoli e in generale i compiti aritmetici (discalculia).

È chiaro che le difficoltà che incontrano i bambini con dsa si manifestano durante i primi anni di scuola quando è loro richiesto di imparare a leggere e scrivere ed a fare i conti.

La legge dell’ 8 ottobre 2010 n 170 precisa che “l’alunno con dsa potrà venire diagnosticato solo dopo l’ingresso nella scuola primaria, quando le difficoltà eventuali interferiscano in modo significativo con gli obiettivi scolastici.. La diagnosi può essere formulata con certezza alla fine della seconda classe della scuola primaria”.

Tuttavia la stessa legge dichiara che “..è importante identificare precocemente le possibili difficoltà di apprendimento riconoscendo i segnali di rischio già nella scuola dell’infanzia”.

Tra i tre e i sei anni i bambini acquisiscono una serie di competenze a livello cognitivo, emotivo e relazionale, sviluppando i così detti “prerequisiti” che favoriscono l’apprendimento delle capacità di lettura e scrittura e della conoscenza dei numeri.

Le competenze che il bambino raggiunge riguardano soprattutto tre aree fondamentali:

  1. LINGUAGGIO
  2. ABILILITà COGNITIVE
  3. ABILITà PERCETTIVO MOTORIE

 

LINGUAGGIO

Naturalmente lo sviluppo del linguaggio assume diversi ritmi e tempi a seconda del bambino, ma intorno ai 4 anni ogni bambino dovrebbe essere in grado di capire e farsi capire. In particolare, nel corso dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia, il bambino dovrebbe essere in grado di eseguire compiti su istruzioni complesse (istruzioni di almeno tre azioni in sequenza), dovrebbe articolare frasi usando articoli, plurali, coniugando verbi, fornendo resoconti di almeno tre eventi in ordine.

Dovrebbe raggiungere la padronanza fonologica (percepire e riconoscere le diversità dei suoni –fonemi- pronunciando e usando queste differenze in maniera adeguata alle varie situazioni), inoltre dovrebbe acquisire le capacità meta fonologiche (riflettere sulle parole).

 

ABILITA’ COGNITIVE

Sono le capacità che permettono di comprendere e orientarsi nella vita quotidiana.

A questa categoria appartengono:

  • La discriminazione ossia la capacità di confrontare oggetti, immagini o simboli grafici, e accoppiare elementi che appartengono alla stessa categoria (es discriminare tra un insieme di oggetti tutti quelli che hanno le ruote).
  • Il riconoscimento delle dimensioni (grande/piccolo, alto/basso, lungo/corto)
  • La memoria ossia la capacità di ricordare canzoni, nomi dei compagni o le istruzioni più complesse (vai nella classe accanto e chiedi le forbici, il pennello e la carta)
  • L’attenzione ossia la capacità di rimanere nel compito dato (ascoltare una storia, ascoltare le istruzioni di un nuovo gioco)
  • La temporalità ossia la capacità di percepirsi nel tempo (mettere in ordine una sequenza di immagini che descrivono diversi momenti)
  • La numerosità (riconoscere insiemi di oggetti più o meno numerosi)

 

ABILITA’ PERCETTIVO MOTORIE

Queste abilità riguardano la capacità di sfruttare in maniera adeguata lo spazio nel foglio (ad esempio nel disegno utilizzano tutto lo spazio o solo una parte, rimangono all’interno), la capacità di orientarsi nello spazio (se ricordano la strada che fanno ogni giorno), i rapporti spaziali (concetti come dentro/fuori/sotto/davanti), la capacità di coordinazione occhio-mano (ad esempio a4 anni riescono a ricopiare un quadrato, a 5 anni sanno copiare un triangolo), la lateralizzazione ossia l’uso preferenziale di una mano o di una gamba per eseguire attività (processo che si conclude pienamente verso i 6-8 anni), la motricità fine (ritagliare, infilare perline) e la motricità grossolana (tirare la palla, saltare).

 

Come consiglia la legge 170 “Il bambino che confonde suoni, non completa frasi, utilizza parole non adeguate al contesto o le sostituisce, omette suoni o parti di parole, sostituisce suoni o lettere (p/p) ed ha un’espressione linguistica inadeguata, va supportato con attività personalizzata all’interno del gruppo…”.

È importante osservare come si sviluppano le abilità dei bambini e riconoscere le difficoltà di ciascun bambino per poter procedere con un “potenziamento” delle aree che presentano uno sviluppo problematico o ritardano nelle normali tappe, e farlo durante la scuola dell’infanzia. In questo modo il bambino potrà affrontare con più serenità l’ingresso alla scuola primaria.Trovare delle carenze in alcune aree non significa diagnosticare un dsa nella scuola dell’infanzia, ma favorire nel bambino l’acquisizione dei “prerequisiti” fondamentali per poter, in seguito, imparare a leggere, scrivere e fare calcoli.

È bene precisare che le ricerche in tale ambito rilevano che circa il 20% degli alunni (soprattutto nel primo biennio della scuola primaria) manifestano difficoltà nelle abilità di base coinvolte dai DSA.Di questo 20% solo il 3-4% presenteranno un DSA.

Per ogni area da “potenziare” possono essere portati avanti una serie di progetti di potenziamento da effettuare a scuola, a casa o nello studio di un professionista, in base al lavoro di “recupero” da effettuare. Esistono una serie di questionari osservativi da compilare sia rispetto al gruppo classe che al singolo bambino, che possono aiutare nella progettazione dei lavori “di potenziamento” da effettuare.

Questo tipo di screening aiuta il bambino ad entrare nella scuola con delle competenze di base (non deve saper leggere o scrivere, ma avere i prerequisiti), o per poter lavorare nelle aree più carenti. Sia per lo sviluppo che per il potenziamento delle arre di base, è necessario sottolineare quanto siano fondamentali, non tanto le schede prestampate che molte scuole dell’infanzia utilizzano, quanto invece esercizi di tipo ludico, che aiutino il bambino a sperimentare e a conoscere attraverso il corpo ed il gioco.

Dott.ssa Anna Romanelli

Psicologa- Psicoterapeuta- CIFRIC

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